#BacktoWork: Storia di Francesca

Grazie alla campagna Back to Work, con il metodo Work Design 5 donne stanno verificando la loro proposta di valore. Segui i loro racconti sul blog di Piano C: sono 5 donne straordinarie, e sono pronte a rimettersi in gioco

 

Lo spunto per questo post nasce da un articolo pubblicato sul Daily Telegraph intitolato: “Niente ci prepara ad apprezzare un figlio”. Questo titolo, nella sua immensa durezza, ha fortemente attirato la mia attenzione, in quanto ha subito sottolineato l’aspetto su cui tutte le donne si trovano a doversi confrontare una volta diventate mamme, cioè la trasformazione che attuiamo come donne durante la maternità e la conciliazione tra la vita lavorativa e quella familiare, non solo dal punto di vista del tempo, ma soprattutto dal punto di vista emotivo.

La giornalista britannica Cristina Odone racconta di come sia stata educata a valorizzare i successi professionali e accademici, la competizione e l’indipendenza economica, e poi di come, una volta diventata mamma, la sua vita sia diventata bimbocentrica e legata ad aspetti quali l’accudimento, la crescita e il sacrificio che, invece, non sono ben visti e che non fanno curriculum.

Parole quali sacrificio e accudimento sono risuonate nella mia testa perché è esattamente la nuova realtà in cui mi sono trovata appena è nata Alice, la mia prima bimba.
Prima di diventare mamma gestivo una società che progettava e realizzava eventi privati, per aprirla ho accantonato il titolo di architetto, ma l’ho fatto con grande consapevolezza e determinazione perché sapevo che quello era il lavoro per cui ero portata e che mi faceva svegliare il lunedì mattina con il sorriso.
Ho lavorato duramente per anni per far diventare un lavoro una mia grande passione, senza orari e con la testa impegnata giorno e notte. Tutto ciò però non era un peso perché quello era il mondo che avevo scelto e a cui mi potevo dedicare con anima e corpo senza alcuna restrizione temporale.

Poi è arrivata Alice, 3 anni dopo l’ha seguita anche Vittoria, e tutto è cambiato. Ricordo che uno dei primi sentimenti che ho provato è stato il senso di colpa, nei confronti del lavoro e nei confronti di Alice. Ci metterei anche quello nei confronti di mio marito che in classifica era sceso inesorabilmente.
Come potevo conciliare un’attività in proprio, con grandi responsabilità, non programmabile e nella quale i clienti richiedevano un’assistenza continua e giornaliera con l’accudimento di una bambina?

Un primo sentore del fatto che la maternità mi avrebbe messo davanti a delle scelte dure l’ho avuto quando, incinta di Alice, sono stata messa a riposo per un distacco della placenta. Era Gennaio e per me era impossibile stare ferma. Avevo 2 grandi lavori da “mettere in scena”, lavori che non potevano essere rimandati e che non potevano essere delegati. E così ho fatto: ho lavorato e per fortuna la gravidanza non ha subìto complicazioni. Durante quell’esperienza ho realizzato che non avrei mai più voluto trovarmi nella condizione di dover scegliere il lavoro a discapito della famiglia.

Il primo anno da mamma è stato sconvolgente, sotto diversi punti di vista, un anno di grandi scoperte. Ero felice di avere Alice ma accudirla e dover ritagliare del tempo per il lavoro era molto faticoso perché, in realtà, il tutto si intrecciava facendo sì che non apprezzassi a pieno l’una e l’altro.
L’organizzazione di un evento presuppone un rapporto con cliente/fornitore continuo, ci sono delle scadenze e tenere insieme la maglia dei tanti fornitori e delle scelte richiede un lavoro costante e puntuale fatto di centinaia di mail/telefonate quotidiane. Queste caratteristiche fan sì che la giornata lavorativa non possa essere organizzata e scandita ed è il motivo per cui le due sfere convivevano pestandosi i piedi l’un l’altra.

Durante il secondo anno di vita di Alice ho pian piano capito che, per quanto amassi il mio lavoro, amavo di più mia figlia e ho accettato sempre meno lavori, fino a realizzare che i costi di gestione della società stavano diventando insostenibili senza un adeguato numero di incarichi.
Era ora di fare una scelta. Con lungimiranza, e prima che diventasse solo un costo, ho chiuso la società, rinunciando a quello che era stato il mio grande sogno. Ho scelto la famiglia, ma come per Cristina Odone non mi sentivo gratificata né realizzata.
L’arrivo di Vittoria mi ha impedito anche solo di riavvicinarmi al lavoro e concesso invece molto tempo per riflettere.

Ho capito che non potrò mai fare una scelta esclusiva, che ogni scelta può contenere molte sfumature e che prima bisogna fare pace con sé stessi e i sensi di colpa.
Ho capito (grazie ad Alice e Vittoria) che ogni scelta ha un tempo limitato, che tutto è in continua evoluzione e che il dover continuamente cambiare i piani e i mille imprevisti non hanno fatto altro che fortificare il mio approccio nei confronti del futuro.
Ho capito che i sacrifici fatti per i figli sono atti d’amore che non possono essere paragonati o messi sullo stesso piano dei riconoscimenti professionali.
Ho capito che bisogna dare il giusto tempo a ogni cosa e goderla.
Per il domani parto con un carico di esperienze, emozioni, nuove consapevolezze e speranze che mi portano a sorridere, come facevo il lunedì mattina prima di diventare mamma.

Francesca, 38 anni e imprescindibilmente mamma di Alice e Vittoria. Sono architetto ma con il passare degli anni ho capito che la mia vera passione sono le feste, e in particolar modo gli allestimenti. Ho aperto così una società di organizzazione eventi e da allora, sia per lavoro che non, chiudo gli occhi e progetto atmosfere. Mi piace interpretare e concretizzare i desideri delle persone, soprattutto se i festeggiati sono bambini, i quali mi permettono di spaziare e sperimentare con qualsiasi tipo di materiale, colore, oggetto o soggetto. Da grande appassionata ho frequentato corsi di fotografia e composizione floreale che hanno valorizzato il mio lavoro e permesso di conoscere alcune persone speciali. Amo la grafica, le righe, i party store, i siti di diy, i film americani degli anni 50/60, il profumo della legna nel camino e preparare dolci.

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