#CtoWork Mi licenziano? Merito tre giorni di “abbruttimento”

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Sono le donne, professioniste, che stanno partecipando alla terza edizione di C to Work, il programma di Piano C che rimette in moto le italiane senza lavoro. Leggi le loro presentazioni, segui il racconto della loro esperienza e condividi i loro traguardi. Ogni giorno sul blog di Piano C con l’hashtag #CtoWork

La donna è dinamica per definizione. Riesce a fare molte cose contemporaneamente, mentre risponde al telefono, culla il bambino, scrive al pc e se le rimane un mignolo libero lo userà sicuramente per fare altro. Non si perde mai d’animo, riesce a far fronte alle difficoltà che le si presentano e con scatto felino e abile mossa si gestisce tra i mille impegni di casa, bambini e lavoro.

Ovviamente io come madre e donna in carriera non sono mai stata da meno,ho sempre sostenuto questo ruolo con orgoglio… fino a quando non ho perso il lavoro.  Causa rimestamento idee governative nella mia scuola non avevano più bisogno di tre insegnanti, ne bastavano due. “Mi spiace ma quest’anno non c’è posto per lei, su su che lei è bravissima e giovane, si rimetta in pista che avrà mille occasioni”. Grazie, certo , mai perdersi d’animo, mai fermarsi, si chiude una porta si apre un portone, e qualcosa di simile sulle mezze stagioni…

Tutti intorno a me con la stessa domanda tipo allora che farai adesso? Mah..si, bhè, ovvio, so tante cose ora cerco, vado, vedo gente faccio cose. Stordita e con un nodo allo stomaco vado verso casa, mi muovo con un automa verso il pc e penso a come sto, realmente.

E come volete che stia, male, distrutta, disperata e arrabbiata, allora prendo una decisione controcorrente, lontana dalle aspettative del mondo che mi circonda, decido di disperarmi.

Una bella disperazione di quelle fini a se stesse con una buona dose di autocommiserazione in stile abbruttimento sul divano, corollata da espressioni come “Povera me!”, “Me tapina!”, “Che mondo di ç@@§§”, con barattolone di cioccolato a fianco e cucchiaione pronto all’uso, in pigiama, spettinata, con calzino spaiato e pinzone giallo in testa. A non fare nulla se non liberarmi di tutto, di tutti i pensieri, di tutto ciò che avevo in mente, svuotata completamente. Pianti liberatori e autocommiserativi proprio per riprendermi ciò che è mio, per ricentrarmi su me stessa, per ricominciare da me.

Sì, tre giorni così!  Tre giorni per me, per dar sfogo alle emozioni per dire che sì, accidenti, sono dinamica e bravissima, ma non d’acciaio e ho bisogno di tre giorni per ricaricare le batterie.

Liberata e più amica di me stessa eccomi di nuovo in pista, con la consapevolezza che per ogni batosta della vita potrò concedermi i tre giorni più liberatori e controcorrente di sempre.

Giulia Macciò
C to Work, terza edizione

 

 

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