Smart-working: il lavoro da casa è davvero smart?

Vogliamo condividere con voi qualche libera riflessione scambiata durante le nostre riunioni a singhiozzo su Zoom. Ognuna di noi con la prole (totale di otto, sette bambine e un maschietto, fortunatamente diviso per sei) nella stanza accanto. Figli che, in ordine casuale: giocano a nascondino, guardano la TV (con qualche o senza alcun rimorso da parte nostra), fanno i compiti sul tablet, fanno i capricci, tagliano carote e zucchine con papà, bussano alla porta della camera dove la mamma è la riunione. La scena ti è famigliare?


La prima riflessione che abbiamo fatto è di tipo terminologico. Ebbene, quello che la maggior parte di noi sta facendo non ha nulla di smart. È semplicemente home-working o qualcosa di più simile al telelavoro.

Certamente, non è lo smart-working che ci piace e che porta valore alla conciliazione lavoro/famiglia.

A questo home-working imposto e improvviso, si aggiunge infatti la gestione della famiglia costretta a stare in casa. Gestione che, anche quando è condivisa tra mamma e papà, è estremamente complicata. Sia per chi ha i figli piccolissimi da intrattenere costantemente sia per chi ha i grandi da seguire nell’home-schooling. (Non parliamo poi di chi ha un solo dispositivo tecnologico da dividere, tra genitori che devono lavorare e i figli che devono studiare)

Lo smart-working non è questo, è un’altra cosa.

  • Smart-working ha il suo focus sulla libertà, sulla possibilità di scelta, sulla responsabilità di poter decidere a seconda degli obiettivi del proprio lavoro, dove, quando e come lavorare a seconda di quello che si deve fare. In questo contesto, invece, non possiamo scegliere proprio nulla. Siamo (giustamente, eh!) semplicemente obbligati a lavorare da casa indipendentemente dalle attività lavorative che dobbiamo portare a termine.
  • Smart-working è il superamento di parametri di definizione del lavoro ormai obsoleti, perché il tempo e il luogo (ore di lavoro in ufficio) non dovrebbero più essere gli unici strumenti per stabilire i livelli di produttività o efficienza delle lavoratrici e dei lavoratori.
  • Smart-working è un’opportunità gender-free. Deve diventare, ci auguriamo, una risposta efficace per garantire sia la qualità del lavoro sia la necessaria attenzione al rapporto tra vita professionale e vita privata, per lavoratrici e lavoratori, in modo paritario.

Quando l’emergenza sarà passata, abbiamo il diritto di aspettarci azioni serie e politiche di lungo periodo per supportare concretamente il cambiamento, non solo a livello organizzativo ma culturale, per proporre la diffusione di modelli lavorativi che siano davvero nuovi, al passo con la rivoluzione digitale in atto.

Infine, non dimentichiamo il tema delicatissimo di chi vorrebbe potersi lamentare di conciliare vita e lavoro, ma un lavoro in questi giorni non ce l’ha. Perché è in cassa integrazione con stipendio ridotto, perché lo sta perdendo o lo ha già perso.

O chi invece al lavoro ci sta continuando fisicamente ad andare ma che vorrebbe fare a meno di prendere tram e metro, di stare in ufficio a contatto con altre persone, di maneggiare cose toccate da chissà chi prima di loro.

Ne parleremo.


Consigli pratici

  • Quello che abbiamo imparato noi è che è fondamentale dividerci la gestione della giornata più o meno equamente e in modo chiaro sulla base degli impegni lavorativi di ciascuno.
  • Ogni sera ci confrontiamo sull’ impegno del giorno dopo (riunioni, mole di lavoro) e ci dividiamo la giornata lavorativa. La mattina uno dei due segue i compiti e l’homeschooling, il pomeriggio è dedicato al gioco.
  • Ben sapendo poi che in certi momenti ci sarà bisogno di usare il jolly (film o cartone animato, lunga telefonata con i nonni, video chiamata di Zoom con le compagne di scuola)

 

Nessuno ha lasciato commenti su questo articoli - vuoi iniziare tu?

Lascia il tuo commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.