#UnaIdeaInTesta Il cibo, l’innovazione e l’impatto sociale: la mia proposta per una crescita serena

Grazie a Testanera, con il metodo Work Design 5 donne stanno verificando la loro idea di impresa, la loro proposta di valore o il disegno di una nuova professionalità. Segui i loro racconti sul blog di Piano C: sono 5 donne straordinarie, e hanno #UnaIdeaInTesta

 

Il cibo secondo Valeria Fava Work DesignA me, tutta questa attenzione verso il cibo da parte dei media pare in qualche modo ossessionante.

No, non parlo delle star food porn coreane, che guadagnano anche 6.500 Euro al mese per farsi vedere mangiare dai propri fan sul loro canale YouTube.

Parlo di quell’ansia, di tutto questo circo del cibo per cui un atto naturale e meraviglioso come mangiare diventa argomento per schiere di cuochi-jockey e i loro road show, o cosa seria e controllata (almeno si spera), certificata in relazione alle sostanze chimiche utilizzate e alle pratiche produttive sostenibili adottate.

Poi si sa, i furbetti sono ovunque.

A ben vedere sembra proprio che la crisi ci porti a scegliere la qualità: il 22% di noi Italiani consuma biologico almeno una volta a settimana e lo fa sempre di più (1). Scegliamo affidando lo stomaco e il nostro “olistico essere” a un fornitore che identifichiamo come competente, anche un discount, notoriamente con prezzi al ribasso.

Cosa accade? E perché? Una ricerca parla di “polimorfismo alimentare”, per cui ai tre pilastri del mangiare italiano (tipicità delle produzioni, tradizione, legame con l’agricoltura) si aggiunge l’esigenza di una maggiore sicurezza e qualità, fondamentalmente il mettersi la coscienza a posto in tema di sostenibilità economica e ambientale (2).

Ognuno di noi sperimenta di più; specialmente nelle aree urbane cerchiamo un prezzo equo per il nostro cibo, accessibile e buono per noi e chi vive con noi, piccoli o grandi.

Il nostro carrello è più leggero di quasi 3 kg rispetto a poco tempo fa, ma compriamo alimenti più salutari e prodotti eticamente prodotti. Verrebbe da dire: “Wow, si produce, si consuma, si lavora!”

Però insieme alla nostra ricerca per il “buono” cresce anche il food social gap denunciato dal Censis nel suo ultimo rapporto “Gli italiani a tavola” per cui nell’Italia delle disuguaglianze il buon cibo lo acquista solo chi può permetterselo (3). Ne deriva che le proteine animali sono meno acquistate, e ciò non è solo ascrivibile al veganesimo in crescita.

Il polimorfismo alimentare, ispirato dall’apprezzamento per la qualità, viene in parte forzato poi dalla crisi a effettuare scelte di preferibilità al ribasso.

Ecco perché il nostro è il secondo Paese al mondo per esportazione di cibo biologico, ma non abbiamo reddito per consumarne quanto ci piacerebbe. Il tema della qualità in tempo di crisi ci tocca, e da vicino.

Siamo ispirati e frustrati, ma siamo anche attenti!  Ed è quello che ci vuole per non finire come bimbi di Freud: perversi e polimorfi.

Quindi serve sempre più educare, sperimentare, essere consapevoli.

Come dice Wendell Berry, mangiare è un atto agricolo. Io, aggiungerei, anche politico.

Ed ecco la mia idea prendere forma, inventarmi un ruolo che non c’è: portare produzione e autoproduzione alimentare in mezzo alle persone. Fare sperimentare queste tecniche direttamente dai cittadini. Non c’è più solo il consumatore nel nuovo processo perché chi coltiva lo fa insieme a chi innova, c’è un canale di comunicazione ed esperienze a due vie.

Un po’ profit, un po’ no. Ma quanto vale per tutti noi?

Valeria Fava – Finalista del progetto “Un’idea in testa”. Dopo diversi anni di esperienza nel settore marketing in varie multinazionali e alcuni anni di lavoro a contatto con la natura, come istruttore sub e come fondatrice di un piccolo eco-hotel, oggi importa cosmetici bio dalla Grecia, dove ha vissuto per alcuni anni.  Il suo sogno però è poter lavorare alla creazione di una comunità di persone con cui sviluppare i molti temi relativi alle nuove tecniche di coltivazione e di autoproduzione alimentare, come l’aeroponica e l’acquaponica, e diffondere nelle scuole primarie e secondarie di Milano questi nuovi modelli produttivi e culturali su sana alimentazione e sostenibilità.

(1) Clal.it su dati Rabobank – www.ilsole24ore.it
(2) Fondazione per la Sussidiarietà – TradeLab
(3) Censis

Commenti

  1. Daniela Rocco dice:

    Cara Valeria! Magnifico progetto il tuo… in linea con quanto in tanti cercano di mettere in atto e… lo fanno! Perciò ti faccio i miei auguri più appassionati.
    E penso che un giorno, vista l’affinita’ di visioni e di piani, di dovremo proprio re-incontrarci… chissà che non possiamo combinare insieme qualcosa di utile e di bello! Anch’io lavoro per trasmettere ai più giovani nuove password…
    Quando avrai tempo, dai un’occhiata qui: imondidelmondo.it.
    Per il momento, buona estate! Daniela
    Ps. Qualche tempo fa, in occasione di un incontro con daniela fregosi, sono stata anche a piano C. Che fantastica ghenga!

  2. Valeria dice:

    Ciao Daniela, grazie mille per il supporto e per le tue parole.
    Stavo pensando anche io la stessa cosa: rivederti e progettare qualche bella iniziativa.
    Sarebbe magnifico! Qui a Piano C sono stata benissimo. Anche io ti auguro buone vacanze e ci vediamo a questo punto a settembre, magari proprio qui a Piano C !

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