#UnaIdeaInTesta: la mia idea, una crisalide

Grazie a Testanera, con il metodo Work Design 5 donne stanno verificando la loro idea di impresa, la loro proposta di valore o il disegno di una nuova professionalità. Segui i loro racconti sul blog di Piano C: sono 5 donne straordinarie, e hanno #UnaIdeaInTesta

Un'idea in testa: una crisalide per LauraIl mio nome è Laura, sono regista teatrale per scelta, organizzatrice culturale per necessità.

E per vocazione?

La vocazione artistica l’ho cercata di progetto in progetto, di viaggio in viaggio, di incontro in incontro sempre con la sensazione che fosse due passi avanti o due passi dietro me, mai del tutto allineata al mio cammino.

Nel 2005 mia madre muore all’improvviso lasciandomi in eredità una trentina di diari personali che attraversano, con il suo cuore, la sua mente e il suo corpo, la storia dei movimenti giovanili e delle lotte femministe, dal 1968 al 1980.
Leggendoli, mi accorgo che piano il senso di vuoto lascia spazio a una pienezza appagante. Io sono l’anello di una catena ininterrotta di racconti che al contempo mi precede e mi segue.

Dopo tanto cercare, è la vocazione a trovare me e a manifestarsi in tutta la sua potenza. Sarà questa dialettica tra passato e futuro, tra storie piccole nascoste nella Storia grande a radicare la mia identità e a offrire slancio e coerenza ai progetti teatrali, strutturando la mia ricerca poetica.

Con la vocazione arriva anche un’intuizione: l’Italia ha un patrimonio enorme di archivi storici, archivi aziendali, archivi privati, documenti custoditi nei piccoli musei. Un giacimento di storie, di luoghi e di persone a cui possono guardare giovani teatranti alle prese con la necessità di trovare il proprio potenziale pubblico.

Quanto sono potenti teatro, Storia e memoria quando interagiscono in maniera sinergica? Sono strumento di cura e riqualificazione di spazi, relazioni e territori? Possono fungere da leva economica in zone depresse?

Ogni volta che cerco di formulare una risposta a queste domande c’è un’immagine che arriva prima di qualsiasi altro pensiero, è un affresco e si trova nel Castello della Manta, nel Cuneese: una schiera di alberi carichi di frutti, sotto ai quali vigilano nove eroi e nove eroine, accanto alla fonte dell’eterna giovinezza.
Nella mia testa quegli alberi formano, nell’insieme, un fecondo Memoreto.

La vocazione ha generato un’intuizione e l’intuizione mi ha dato in custodia un’idea proprio come fa la farfalla quando sceglie la pianta ospite dove deporre il suo minuscolo uovo.
Presto dovrò farmi nutrimento per un bruco vorace: la mia idea, come un uovo di farfalla deposto da poco, già si è tripartita lasciando intravedere un nucleo forte, un linguaggio nuovo, una struttura formale in via di consolidamento.

In cerca di un tempo e di uno spazio favorevoli alla schiusa di un’idea, di bando in bando sono approdata a Piano C e lì, in un luogo che ho subito sentito casa, il 26 aprile 2017, l’uovo si è schiuso e la larva della mia idea, in carne e parole, per la prima volta si è rivelata al mondo.

Bruco dotato di straordinario appetito, si è nutrita di tutto ciò che ho potuto offrirle lungo il suo percorso. Si è cibata di relazioni umane accoglienti, dell’energia e del prezioso punto di vista del gruppo di lavoro, di attitudine all’ascolto e al confronto. Si è accresciuta grazie alla mappa dei talenti e ai preziosi strumenti del design thinking.

Accantonato il senso di protezione iniziale, le ho lasciato la libertà di toccare cose, annusare opinioni, osservare reazioni e comportamenti, in un continuo dialogo tra l’idea e me, tra il mondo di fuori e l’idea, tra me e il mondo fuori di me.
Lei mi ha ricambiato crescendo, cercando la forma e le parole che più le permettevano di costruire attorno a sé la sua storia e il suo significato. Ha cambiato più volte pelle e questo processo creativo sarebbe proseguito all’infinito, di muta in muta, se lo strumento del business model canvas non avesse posto la fatidica domanda: sarai un’idea sostenibile?

Per un attimo ho pensato che l’idea fosse al di fuori della mia portata e la tentazione di lasciar perdere è stata forte assai.
Ho provato allora a cambiare prospettiva osservando l’idea dall’alto.
Non ho visto un’idea insostenibile, ma un’idea ipertrofica, resa obesa dal troppo cercare, più simile a una statua barocca con tanto di baldacchino bardato a festa che a un bruco sul punto di diventare crisalide.

L’osservazione ha portato con sé una nuova intuizione: il bruco non ha un corpo unico, si compone di tanti piccoli segmenti che ne facilitano lo spostamento, l’ancoraggio alle foglie, e il cambio di pelle durante la muta.

Perché non dare una struttura analoga alla mia idea, segmentandola in moduli incrementali così da garantirle sostenibilità?

Questa è stata la svolta decisiva che ha permesso all’idea di cambiare stadio evolutivo.
Come il bruco avvolgendosi nel filo di seta si spoglia del peso superfluo e diviene crisalide, così Memoreto si è avvolta in un bozzolo di parole essenziali e si è ancorata ad un punto fermo, la sua proposta di valore, decisa a prendersi tutto il tempo utile al compimento della metamorfosi finale: da crisalide a farfalla.

L’idea che ho in testa ora sta tutta in questo breve periodo:

“Memoreto: il passato attiva il futuro.
Porta artisti, teatranti e narratori all’interno degli archivi storici e aziendali, e i materiali d’archivio all’esterno tra i cittadini. Ne implementa la fruizione con narrazioni inedite e contemporanee.
Attraverso uno spazio dedicato, fisico e virtuale, trasforma i materiali d’archivio in uno strumento innovativo per:
> lo sviluppo di reti culturali sostenibili;
> la costruzione d’identità sociale;
> l’attivazione di territori marginali e depressi.”

Il 17 luglio 2017 il mio percorso a Piano C è terminato, la crisalide si è schiusa e la mia idea è diventata una farfalla che asciuga al sole le sue ali colorate, scaglia dopo scaglia, affinché possa presto spiccare il volo leggera, lasciando una traccia giocosa e garbata del suo effetto nel mondo.

Laura Casati – Finalista del progetto “Un’idea in testa”. Teatrante per scelta, organizzatrice culturale per intuizione, freelance per necessità, aspirante imprenditrice culturale. L’idea che ha in testa si chiama Memoreto: un’impresa culturale che ha come obiettivo la valorizzazione e la fruizione dei materiali presenti negli archivi storici pubblici e privati attraverso i media del teatro delle arti visive e dell’audio editoria digitale.

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