#UnaIdeaInTesta: Tendo un filo rosso tra gli spazi vuoti

Grazie a Testanera, con il metodo Work Design 5 donne stanno verificando la loro idea di impresa, la loro proposta di valore o il disegno di una nuova professionalità. Segui i loro racconti sul blog di Piano C: sono 5 donne straordinarie, e hanno #UnaIdeaInTesta

Un'idea in testa - Patologia cronicaMi chiamo Silvia. Nel mio passato ci sono libri di filosofia, letteratura comparata, studi di gender. Un diploma di dottorato conseguito a Parigi. Una rapidissima esperienza nel mondo dell’editoria. Un’incursione nel mondo accademico. Un sacco di domande sul mio futuro… e poi, tre anni fa, un cambio di rotta professionale arrivato senza previsioni a ridisegnare in modo creativo i binari del percorso, consegnandomi al mio presente: un lavoro appassionante come freelance nel mondo del non-profit, dove opero per creare progetti dedicati alle persone che vivono con una patologia cronica.

Nel mio “sempre” c’è un filo rosso — che si tende tra passato, presente e futuro: la passione per la diversità in tutte le sue espressioni, per la fragilità quando diventa risorsa e ribalta le cose, per libertà come pratica da condividere e custodire.

Da quel sempre prende forma la mia “idea in testa”: la creazione di una community — virtuale ma anche reale — fatta di giovani e giovani adulti che (con)vivono con una patologia cronica. Per dare voce al loro vissuto, per dare valore al loro ruolo di massimi esperti della condizione che affrontano (esperto è infatti — etimologicamente — «colui/colei che ha provato o sperimentato»). In una società in cui la voce dei giovani adulti è così spesso “etichettata”, “educata”, “giudicata” e così raramente ascoltata, questa idea si è fatta sempre più strada nel mio sentire.

Proprio questa idea in testa ha schiuso per me un’opportunità carica di entusiasmo, che annoda il filo tenendo insieme tanti pezzi e intrecciandoli: una call compilata in una sera di quasi primavera, un percorso di Work Design a Piano C, quattro compagne di banco che mi danno la mia dose di ispirazione quotidiana. Il tutto sotto la guida competente delle donne di Piano C — professioniste che, con grazia e metodo, ci aiutano ad esplorare le nostre idee e a trovare, sempre di più, noi stesse dentro alle idee, nuove risposte dentro a vecchie domande e nuovi sensi dentro ai cambiamenti che vorremmo vedere accadere nel mondo.

Nel mio futuro, dunque, c’è la voglia di tendere il filo rosso per ricucire spazi vuoti, per trasformare un’idea in testa in un progetto che possa farsi, sporgersi e dispiegarsi. Non solo nella mia testa, appunto, ma là fuori: nel mondo, tra le righe di spazi virtuali, nell’aperto di spazi reali. Intercettando esperienze faticose e potenti di giovani donne e giovani uomini che meritano di essere ascoltate oltre ogni pietismo, ogni stereotipo, e ogni sbrigativo silenzio. Questo per me è +TU, l’idea che ho in testa e che ho voglia di condividere!

Silvia Ostuzzi – Finalista del progetto “Un’idea in testa”Già project manager nel non-profit in associazioni che supportano pazienti affetti da patologie croniche, vuolee creare e promuovere un network che motivi e impegni giovani e giovani adulti che vivono con patologie croniche, coinvolgendoli attivamente nello sviluppo di campagne di comunicazione e sensibilizzazione, e dando così vita a una piattaforma/community di giovani in grado di mettere le proprie esperienze e competenze al servizio di altri giovani che affrontano grandi sfide legate alla propria salute.

Commenti

  1. Manuela Omenetto dice:

    Interessante il progetto di network rivolto ai giovani e giovani adulti con patologie che spesso non hanno una precisa collocazione in ambito medico, nel passaggio d’età, cr ando isolamento e spaesamento.

    • Silvia Ostuzzi dice:

      Spaesamento e isolamento sono effettivamente due vissuti decisamente comuni, e la fase di “transizione” medica durante l’età evolutiva è sempre delicata per tutti (genitori compresi!).
      Silvia
      silvia.ostuzzi@hotmail.it

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