#UnaIdeaInTesta: Tutti gli spazi di realtà non pensati

Grazie a Testanera, con il metodo Work Design 5 donne stanno verificando la loro idea di impresa, la loro proposta di valore o il disegno di una nuova professionalità. Segui i loro racconti sul blog di Piano C: sono 5 donne straordinarie, e hanno #UnaIdeaInTesta

Adolescenza e malattiaOgni società reca con sé spazi di realtà “non pensati”(1): situazioni complesse che eludiamo perché confondono, angosciano, provocano dolore.

Ciò che resta non pensato penetra nelle narrazioni collettive in modo sotterraneo: abita il nostro linguaggio in modo marginale, sfocato. Produce silenzi. Eppure c’è, è proprio lì. E chiede parola, chiede spazio: per dirsi.

L’esperienza dei giovani e giovani adulti che affrontano grandi sfide legate alla propria salute mi appare come uno spazio d’ombra, una zona raramente interrogata in modo diretto, e spesso aggirata, tacitata, tenuta a distanza. Se espressa, tende a esserlo o per voce altrui – sia essa quella del clinico, del genitore, di qualche ente – oppure modulata attraverso la retorica del pietismo, dello stereotipo, del “poverino/poverina” o, ancora, attraverso una visione eroica di disabilità e malattia, promossa in senso motivazionale a uso e consumo dei “sani”(2).

Questo “spazio non pensato” sembra però quanto mai vivo. Palpita di domande: come interpellare davvero i giovani che vivono con una patologia cronica rispetto alla realtà che affrontano? Il sistema di presa in carico sanitario è in grado di porsi in ascolto delle domande specifiche che appartengono ai pazienti più giovani?

Si tratta di domande che investono il rapporto delle ragazze e dei ragazzi con i farmaci, con i medici, con la malattia stessa; ma anche con l’istruzione, con il mondo del lavoro, con il mondo dello sport, con la possibilità e il diritto di muoversi, viaggiare, formarsi (magari all’estero) pur convivendo con una patologia.

Si tratta di esplorare le relazioni di questi giovani con gli adulti di riferimento, con gli insegnanti, con il gruppo dei pari. Con il modo di vivere intimità e sessualità, identità e relazioni. Con il desiderio di narrazioni differenti. Con la voglia e l’intenzione di avere voce in capitolo (anche) nelle decisioni relative alla propria salute. Con la necessità di spazi e modi per pensarsi.

La sfida sembra tanto più urgente quanto più ci rendiamo consapevoli di come la nostra società svaluti sistematicamente l’ascolto dei propri giovani (3), interpellati quasi esclusivamente nella loro duplice – e dunque riduttiva – veste di studenti e di consumatori (4). Spesso inoltre, laddove inclusi, i giovani finiscono per esserlo solo in apparenza, relegati di fatto a ruoli più decorativi che autenticamente partecipativi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha sviluppato una campagna di comunicazione – “Adolescents are unique” – che rappresenta un potente stimolo a (ri)pensare spazi e pratiche mediche e sociali dedicate ai pazienti più giovani (ri)pensando i giovani stessi come attori consapevoli della propria esperienza di vita con una patologia. Il focus è posto sull’urgenza di dare voce – la voce delle ragazze e dei ragazzi – a temi stringenti age-related: come tutelare davvero la privacy di adolescenti e giovani adulti nel loro percorso di cura? Come creare servizi sanitari adolescent friendly? Come smettere di trattare (anche in campo medico) gli adolescenti ancora e sempre come bambini?

Ma, forse, la domanda sottesa è in realtà più ampia, più trasversale. E in fondo, anche più semplice.
Come metterci, oggi, davvero in ascolto dei più giovani? Non sono che loro, infatti, a poter fare di questo e di altri “spazi non pensati” luoghi vivi e abitati. Per se stessi, per altri giovani. E per tutti noi.

Silvia Ostuzzi – Finalista del progetto “Un’idea in testa”Già project manager nel non-profit in associazioni che supportano pazienti affetti da patologie croniche, vuolee creare e promuovere un network che motivi e impegni giovani e giovani adulti che vivono con patologie croniche, coinvolgendoli attivamente nello sviluppo di campagne di comunicazione e sensibilizzazione, e dando così vita a una piattaforma/community di giovani in grado di mettere le proprie esperienze e competenze al servizio di altri giovani che affrontano grandi sfide legate alla propria salute.

(1) Un recente contributo psicoanalitico lavora sulle storie cliniche di “ragazzi non pensati”: AA. VV., Ragazzi non pensati. Esperienze di cura con gli adolescenti: un contributo psicoanalitico, Mimesis, Milano 2016.
(2)  Riflettono in modo arguto su questo tema le due giovani sorelle autrici del blog (e della pagina Facebook correlata): Witty Wheels: storie, pensieri e schizzi di due sorelle in carrozzina, http://wittywheels.blogspot.it/
(3) Lettura fondamentale su questo tema è il testo di Stefano Laffi, La congiura contro i giovani. Crisi degli adulti e riscatto delle nuove generazioni, Feltrinelli, Milano 2014.
(4) Lo afferma Elena Rosci in: Alfio Maggiolini, Gustavo Pietropolli Charmet (a cura di), Manuale di psicologia dell’adolescenza: compiti e conflitti, Franco Angeli, Milano 2004, p. 144.

Commenti

  1. Mariangela dice:

    È un progetto meravigliosamente pensato,.oserei dire quasi “vissuto ” .

  2. Silvia Ostuzzi dice:

    Grazie Mariangela! 😊

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