Domande e Risposte

Attraverso il sondaggio fatto tra giugno e agosto, a cui hanno risposto 250 persone, abbiamo raccolto molte domande e commenti.
Così, le domande erano già pronte, e a noi non è rimasto che cercare di rispondere…

Caratteristiche dei nostri spazi

…conosco già gli spazi di coworking. Mi piacerebbe lavorarci se non troppo rumorosi…

Evitare l’eccesso di rumore nonostante si tratti di uno spazio condiviso che ha anche delle sale riunioni e un’area relax è una nostra priorità. Stiamo scegliendo dei materiali isolanti per le pareti mobili e stiamo raccogliendo delle regole per rispettare il lavoro di tutti e al tempo stesso lasciare spazio alla voglia di collaborazione.

…ben organizzati…

Siamo dei “fissati” di organizzazione: useremo uno strumento online per la prenotazione degli spazi, online sarà sempre aggiornata l’agenda degli eventi e della formazione, ogni volta che la quantità di informazioni lo richiederà organizzeremo la conoscenza attraverso degli schemi online e off line.

…e facilmente raggiungibili.

Via Simone d’Orsenigo è molto ben servita dai mezzi di superficie. Abbiamo inoltre un garage coperto per parcheggiare le biciclette.

Cosa vuol dire col-lavorare

Qual è la possibilità effettiva di svolgere efficacemente il proprio lavoro?

Recenti ricerche mostrano che gli ambienti di coworking migliorano la produttività, riducendo le perdite di tempo. Evitano infatti le distrazioni dell’ambiente casalingo, ma fanno perdere anche le abitudini spesso inutili che si creano in ufficio. La condivisione di poche, semplici regole permette di lavorare in tutta tranquillità nell’open space, mentre per gli incontri di lavoro ci sono le sale riunioni e per le chiacchiere la cucina e l’area relax.  La presenza di un network di persone ugualmente impegnate e focalizzate intorno a noi aumenta la capacità e la voglia di concentrazione (e le opportunità di business!).

…è un cambio di vita e di aspettative. è una rottura di fatto anche con l’idea che ognuno ha di se stesso. ti pone davanti sfide opportunità e paure. dovrei essere sicura di riuscire a superare i miei timori.

Giusto: scegliere di lavorare in una community del genere vuol dire cambiare mentalità, e non è facile. Noi per esempio non spingiamo l’opzione della scrivania fissa: il valore di piano C è anche nella flessibilità e nella voglia di condividere. Anche se a volte è difficile rinunciare ad uno spazio totalmente proprio. Come è difficile adattarsi a lavorare con persone che cambiano ogni giorno, e qualche volta si devono fare dei compromessi tra socializzazione e isolamento. Ma siamo sicuri che il gioco vale la candela: l’importante è entrare in piano C lasciando fuori dalla porta l’idea di un ufficio tradizionale e sapendo che questo nuovo modello lo costruiamo insieme, quindi cambierà con noi e con le nostre esigenze.

Sono io uno dei ” capi”, cosa potrei fare?

La partnership con le aziende è un elemento essenziale, se vogliamo davvero cambiare le cose. Inizialmente ci aspettiamo che quelle più attente alla conciliazione sperimentino i pacchetti “Back to work” per le donne al ritorno dal congedo di maternità. Ma la misurazione dei risultati di un simile approccio potrebbe aprire le porte a una mentalità diversa, in cui si lavora tutti (non solo le donne, non solo le mamme) per risultati, come già avviene in molti grandi gruppi americani. A tutto vantaggio del benessere, della produttività, della vita.

Quanto mi facilita la vita?

L’obiettivo del progetto piano C è proprio quello di facilitare la vita e permettere di lavorare (meglio) anche a chi oggi fa fatica a stare dietro ad orari, traffico, numero di cose da fare…
Lo facciamo mescolando un’organizzazione del lavoro flessibile (coworking) con strumenti come un baby parking qualificato in loco, un maggiordomo che si occupa delle commissioni, una rete di coworker e partner, e convenzioni con i negozi del quartiere.

Alcuni progetti richiedono di lavorare in team ed il team si forma con la vicinanza anche fisica (affiatamento) quindi la struttura dovrebbe invogliare flessibilità ed accogliere interi team mettendo a disposizione anche meeting room attrezzate per workshop, brainstorm, video call, etc…

Vero! A piano C ci sono 4 sale riunioni “non convenzionali” (puntiamo su un look rilassato ma pratico) – alcune ore sono già incluse nelle tariffe principali, le ore extra costano 10 euro ai coworker –  ma anche un bancone in cucina, un’area relax, dei balconi, a disposizione dei team che vogliono passare del tempo insieme prima di ributtarsi in un lavoro “matto, disperatissimo”… e solitario.

Non capisco il riferimento alla maggiore libertà di organizzazione dei tempi di lavoro. Si lavora in spazi condivisi va bene ma perché questo dovrebbe renderti più flessibile?

Lavorando in ufficio, diviene automatico adottare alcune prassi che finiscono spesso con lo svincolare il lavoro dai risultati.  Un esempio: in America hanno verificato che il solo fatto di dover comunque passare 8-10 ore nel posto di lavoro spinge le persone a fissare riunioni inutilmente lunghe, mandare email non sempre necessarie, richiedere report non sempre utili.
In un coworking si lavora insieme ad altri ma facendo lavori diversi: ci si focalizza maggiormente sull’obiettivo e si risparmia tempo da dedicare ad altro, avendo la possibilità di lasciare lo spazio quando si vuole senza buttare via soldi in affitti e costi fissi inutili.

…in ogni caso, niente weekend a lavorare (almeno per un po’…), vero?

Siamo così d’accordo che per ora piano C è aperto solo dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 19.00. Nel weekend abbiamo in mente di organizzare attività speciali, ma senza invogliare nessuno a lavorare!

Domande e dubbi sul coworking

Essere una lavoratrice-dipendente mi sembra un po’ limitante per questo tipo di iniziativa.

Dipende: in Olanda sono nati in 3 anni oltre 100 spazi di coworking, chiamati Smart Work Center, spesso finanziati da aziende che evitano così ai propri dipendenti di dover fare ogni giorno decine di chilometri per raggiungere le sedi principali, dove vanno solo 1 o 2 giorni a settimana. Altre realtà, come Otto Group, leader mondiale nell’e-commerce, fanno passare ai propri dipendenti dei periodi nei coworking per stimolarne l’innovazione grazie all’incontro con professionisti di altre realtà. Vincendo così uno dei problemi delle aziende, che è l’eccessiva autoreferenzialità.

Qual è l’effettiva possibilità di non essere emarginata e “isolata” rispetto al resto dell’azienda?

Nei paesi in cui le aziende stanno già sperimentando l’uso del coworking, si è visto che è sufficiente andare in ufficio alcuni giorni al mese, partecipando alle riunioni e agli incontri quando serve, per mantenere ottime relazioni con i colleghi, aumentando produttività e motivazione di tutti.

…ma non credo possa riguardare la mia professione di psicologa

Dipende se il tuo lavoro prevede anche momenti di lavoro di scrivania, che puoi alternare a ore in cui usi le salette per incontrare i tuoi clienti. Potrebbe avere senso se vedi del valore nel comprare un CARNET per passare qualche giorno al mese immersa in un network diverso dal solito, che speriamo sia in grado di dare molti stimoli e creare sinergie.

Non ho capito molto: se dal mio datore di lavoro ho l’autorizzazione di lavorare a casa, perché dovrei scegliere di farlo in un posto vicino a casa a pagamento? oltre al vedere gente nuova, qual è il vantaggio? quali i costi che abbatterei rispetto allo stare in casa? che cosa mi sfugge?

Il motivo principale per cui le persone si spostano da casa al coworking è la rottura dell’isolamento. Che non vuol dire solo avere compagnia, ma anche avere nuove e diverse opportunità professionali. Inoltre c’è qualcun altro che pensa per te a far funzionare la wireless lan, a ricaricare la stampante, a riparare la macchinetta del caffè. Se hai bambini, c’è la possibilità di avere un servizio qualificato a cui lasciarli. Se vuoi fare formazione o organizzare altre attività extra lavorative, basta raggiungere un numero minimo di partecipanti per organizzarle in piano C. Se vuoi incontrare clienti e colleghi, le sale riunioni sono molto belle, professionali e attrezzate. L’ambiente, insomma, è di quelli che “si portano bene”: con un buon impatto di immagine per il professionista.

…trovo interessante l’idea sotto molti punti di vista, specialmente per condividere idee e pareri, spero solo che sia un buon team!

Il team è importantissimo. Il Community manager di piano C, Raffaele Giaquinto, è stato scelto per la sua capacità di creare relazioni, organizzare strumenti, comunicare. E per le sue qualità umane.
I partner di Mitades, che gestiscono il cobaby, hanno con noi le stesse affinità: la stessa voglia di mettersi in gioco, sperimentare, andare oltre una semplice “job description”.
Consideriamo parte del team anche tutti i partner con cui lavoriamo per gli eventi, la formazione, le attività extra lavorative… e sì, anche le coworker sono in qualche modo parte del team: da loro dipende l’atmosfera in cui viviamo e buona parte del successo di piano C.

Mi occupo di formazione professionale e aziendale, il lavoro non è distribuito in modo uguale per tutto l’anno…

Allora ti conviene usare i CARNET: 10, 20 o 30 ingressi da usare in tre mesi, che portano il costo giornaliero a un minimo di  16 euro (tutto compreso).

Tendenzialmente non ho ragioni forti per una scrivania personale, che però potrebbe essere funzionale ai progetti in corso in un certo periodo, mentre in altri periodi potrebbe essere del tutto indifferente e basterebbe uno spazio.

Vorremmo che le “scrivanie fisse” fossero pochissime. Anche se rendono di più in termini di fatturato, non sposano la filosofia di “consumo collaborativo” che è propria di piano C. Crediamo che, se tutti rispettano le regole (e le prenotazioni!), le scrivanie mobili – con mensola dedicata – possono andare benissimo per lavorare anche ogni giorno.

…ma la scrivania dedicata non diventerebbe presto sommersa di carte?

Ecco, anche per questo motivo preferiamo la soluzione della scrivania flessibile. E’ vero che noi donne abbiamo sempre mille cose con noi, ma a piano C cerchiamo di trovare soluzioni che diano al tempo stesso la massima praticità e la massima flessibilità.
Obiettivo: “essere più leggere”.

…faccio parte della categoria coppia senza figli, con un lavoro ad orario flessibile. Ho molto tempo per me. Ciò che ho individuato sono degli extra a cui non saprei dare un valore, dipende sicuramente dal mese, dalle varie spese del singolo mese.

Anche per noi è difficile dare un valore a certi extra. Quanto vale far parte di una community che dà nuovi spunti e opportunità professionali? Quanto vale poter lasciare il proprio bambino nella sala accanto, bene accudito e a due passi da noi? Quanto vale avere qualcuno che ci fa la spesa mentre lavoriamo? Proprio questi extra – i più innovativi – li stiamo lanciando in una formula “nonprofit”: pagandoli si coprono solo i costi e piano C non ne trae alcun profitto.
Perché crediamo che abbiano un reale impatto sociale: obiettivo importante per noi quanto la nostra sostenibilità.

Hai altre domande? Mandaci un’email (dillo@pianoc.it)