L’orizzonte di una genitorialità condivisa

 

COSA VOGLIONO I PAPà-8a

Piano C nasce per rispondere alle esigenze di conciliazione delle donne italiane e per essere un punto di riferimento in Italia sul tema donne e lavoro. L’assenza di tante donne dal mercato del lavoro e dai luoghi di potere, la natalità ai minimi storici e le difficoltà quotidiane delle famiglie nel tenere insieme vita e lavoro ci hanno convinto che era ora di dare una casa a queste tematiche e trovare risposte e soluzioni condivise.
Le donne sono le prime che pagano le conseguenze di un sistema di organizzazione della vita e del lavoro anacronistico che produce inefficienze ed esclude talenti preziosi; sono le prime ma non le sole.

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Pensiamo che per trovare soluzioni nuove a un problema complesso e urgente sia necessario essere inclusivi e accogliere i punti di vista di tutti quelli coinvolti; e i papà e gli uomini sono spesso una presenza dimenticata e invisibile in questo dibattito.
Perché se è vero che le donne non devono dover scegliere tra famiglia e lavoro, a scapito del lavoro quasi sempre, ugualmente gli uomini non devono essere costretti all’invisibilità nel loro ruolo di padri.

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Per questo nasce la campagna nazionale “Diamo voce ai papà”, per raccogliere le testimonianze dei padri italiani intorno a temi troppo spesso declinati solo al femminile: le necessità di “conciliazione” vita-lavoro, le trasformazioni che la paternità porta con sé e che spesso gli uomini non hanno spazio per raccontare, l’evoluzione della cura paterna, la relazione tra la paternità e gli altri aspetti della vita come il lavoro.
baby-560890_960_720Abbiamo voluto mettere l’accento anche sui desideri e sulle aspirazioni, per raccogliere il desiderio dei papà di essere presenti, attivi, protagonisti.
Infine volevamo capire se e come i papà italiani percepiscono le misure come il congedo parentale e il recentemente introdotto congedo di paternità, purtroppo spesso poco conosciuti e non utilizzati.
Possono essere, oltre che uno strumento di conciliazione, anche un modo per iniziare a promuovere in Italia una genitorialità condivisa?

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La voce dei papà dice che la paternità è un’esperienza trasformativa: porta nuove competenze, un nuovo rapporto con il tempo e con il futuro, cambia la percezione di se stessi e l’ordine delle priorità nella vita personale e nel lavoro, aumenta il senso di responsabilità e il desiderio di essere persone migliori.
In questa rivoluzione però sono ancora relativamente pochi i padri che hanno un ruolo da protagonisti nella gestione della vita familiare.
Diventa difficile ridefinirsi come padri in un contesto socio-culturale in trasformazione: i padri da un lato avvertono il rischio di un ruolo schiacciato su quello materno e dall’altro faticano a identificare una loro specificità rinnovata. Si sentono genitori “a tempo parziale”, finiscono per occuparsi dei figli meno delle madri e spesso diventano invisibili in quanto padri al di fuori delle mura domestiche.
Eppure allo stesso tempo i padri ci raccontano un desiderio di presenza e di protagonismo e si dimostrano favorevoli a misure che permettano loro di avere più tempo per stare con i figli.
Questo nuovo avvento dei padri sulla scena porta a un riposizionamento del tema della conciliazione e della cura familiare che non è, e non deve essere, solo femminile.

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Si tratta di dar vita a un cambiamento culturale che inizia nelle coppie e nelle famiglie, ma passa necessariamente anche dai luoghi di lavoro, dalle scuole, dalle istituzioni.
Per arrivarci sono necessarie anche politiche che “obbligano” alcuni comportamenti: di certo 4 giorni di congedo di paternità obbligatorio entro i primi cinque mesi di vita del bambino sono pochissimi, ma non sarebbero sufficienti nemmeno se dall’oggi al domani diventassero 15. Eppure da qualche parte bisogna cominciare.
L’obbligatorietà della misura da un lato autorizza i padri al protagonismo e dall’altro spinge il mondo del lavoro a considerare la paternità come un fenomeno naturale che attraversa la vita delle persone, porta cambiamenti e ricchezza e non può essere ignorato. Infine non discrimina le donne come uniche detentrici della necessità umana e legittima di occuparsi della famiglia.

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brothers-457237_960_720Ma i cambiamenti culturali passano anche dalla diffusione di nuovi modelli e dalla narrazione condivisa delle trasformazioni in atto. Per questo accanto alla voce dei papà, raccolta attraverso un questionario, abbiamo chiesto ai padri di mostrare la loro quotidianità con i figli mandandoci una foto, accompagnata dalla risposta alla domanda: “Tu che cosa desideri come papà italiano?”
Sogni, desideri, aspirazioni, frustrazioni, paure, interrogativi, rivendicazioni. Il nostro obiettivo è stato costruire un lungo racconto per immagini per comporre l’album di famiglia dei padri italiani di oggi.

Una genitorialità davvero condivisa rappresenta oggi l’orizzonte necessario per arrivare alla piena condivisione dei carichi familiari, per evitare la penalizzazione delle donne sul lavoro a causa della maternità, per superare l’invisibilità dei padri e del loro legittimo desiderio di cura e di genitorialità.
È necessario costruire un’alleanza tra tutti coloro che pensano che sia arrivato il momento di superare modelli ormai stantii e disfunzionali, scardinando pregiudizi duri a morire, valorizzando la diversità nella famiglia e al lavoro e cercando di essere il più possibile inclusivi.
Perché da soli non si va lontano, ed è in gioco il futuro della nostra società.

Introduzione di Sofia Borri al report sulla campagna nazionale Diamo voce ai papà, pubblicato il 15 marzo 2017

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