Cosa manca al Ddl Pillon

Da sempre parliamo di genitorialità condivisa, dove in condivisa sta tutto il senso della strada da fare per superare squilibri e diseguaglianze: le donne in questo paese hanno sulle loro spalle la responsabilità della cura dei figli, degli anziani e della casa; lo dicono i dati, non è opinione. Gli uomini ci raccontano un desiderio di presenza e di protagonismo e si dimostrano favorevoli a misure che permettano loro di avere più tempo per stare con i figli; lo dice anche la nostra campagna “Diamo voce ai papà”, con la quale abbiamo voluto raccogliere e dare visibilità al desiderio dei papà di essere presenti, attivi, protagonisti.

La condivisione reale e quotidiana di questo carico di responsabilità dovrebbe essere un valore alla base di qualsiasi progetto familiare, sia che i genitori stiano insieme tutta la vita, sia che decidano di separarsi.

La semplificazione che schiaccia la condivisione di responsabilità a una semplice questione di denaro e tempo da dividere con una calcolatrice, come se la cura dei figli fosse la spartizione di un’eredità (e tra l’altro solo al momento della separazione) è pericolosa perché ignora (con dolo) la realtà senza prendersi la responsabilità di fare proposte per cambiare le cause di questo squilibrio: la disoccupazione delle donne dovuta ai carichi di cura, il gap salariale e il disinvestimento sui propri progetti professionali che riguarda molte di noi, i rapporti di forza e violenza che in molte famiglie mettono le donne nelle condizioni di non poter scegliere, l’assenza di strumenti di conciliazione ad uso esclusivo dei papà con la conseguenza di escluderli dai carichi di cura quotidiani dei figli, modelli genitoriali e di genere frutto di una incapacità di leggere il cambiamento che sta attraversando la nostra società.

La retorica che stiamo sentendo in questi giorni ci parla da un lato di donne che si arrogherebbero il diritto all’affidamento quasi esclusivo al momento della separazione, come se fosse “colpa e prepotenza delle donne” e non il naturale effetto di una situazione in cui la cura dei figli è già prevalentemente materna in moltissime delle famiglie italiane. Dall’altro di uomini che parrebbero accorgersi dell’importanza di una genitorialità condivisa solo al momento della separazione, come se non esistesse prima per i padri il diritto di dedicare tempo e cura ai propri figli.

Ci piacerebbe un legislatore in grado di leggere la realtà nella sua complessità, proponendo misure che diano risposte ai bisogni dei genitori e strumenti per l’esercizio dei loro diritti, e non promuovendo implicitamente un modello di famiglia in cui centinaia di migliaia di Italiani non si riconoscono.

Sofia Borri, Direttrice Generale di Piano C

Commenti

  1. Letizia Ciancio dice:

    Grazie Sofia, la tua riflessione è tanto sintetica quanto accurata, precisa e puntuale. Nn una parola in più, non una in meno, hai detto tutto quanto andava detto senza retorica. GRAZIE!

  2. Elisabetta Cassini dice:

    Straordinaria analisi, cruda e verissima.

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