Laura Plebani

Che storia! Laura Plebani 19 Febbraio 2026

Laura Plebani, regista, formatrice, consigliera municipale e madre. Il suo percorso professionale è fatto di stratificazioni, deviazioni e ritorni. Per anni la domanda “chi sono?” è rimasta sospesa, difficile da racchiudere in una definizione unica. È stato attraverso una profonda rimessa a fuoco che Laura ha riprogettato il proprio lavoro, imparando a riconoscere ciò che contava davvero e a mettere al centro il desiderio. Carne è il progetto che oggi tiene insieme tutto: un’opera cinematografica potente, nata dall’esperienza della maternità, che diventa anche gesto politico e proposta concreta di cambiamento. Per riprogettare il modo di lavorare e contrastare la child penalty.

a cura di Fabiola Noris - Copywriter, UX Content Designer e Consulente di Storytelling Professionale @Piano C

“Sono in equilibrio tra l’immaginazione e la concretezza. Regista, mamma di tre personcine, formatrice e consigliera municipale le prime cose che escono dal mio coltellino svizzero al momento.”

Un lavoro che segue i progetti

Laura Plebani: il suo percorso professionale non segue una linea retta, simile a quello di tante donne, ha cambiato ritmo, forma e intensità. Si tratta di un percorso creativo e umano che racconta cosa significa riprogettarsi professionalmente, soprattutto quando si è donne, madri e lavoratrici in ambiti non standardizzati, come accade per il settore del cinema.

Il lavoro di Laura non è mai uguale a sé stesso, in ciò che fa convivono un insieme di competenze e desideri.

Un giorno tiene un corso di cinema per ragazze e ragazzi delle medie, un altro lavora allo sviluppo creativo di un contenuto video, un altro ancora organizza una commissione municipale con le realtà del quartiere.

È un lavoro mutevole, che segue i progetti e non il contrario.

Una scelta che richiede flessibilità, ma anche una forte capacità di centratura.

Il percorso formativo di Laura parte dalla grafica pubblicitaria all’Istituto d’Arte di Monza, prosegue con la laurea in Linguaggi dei Media e culmina al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, dove si diploma in regia nel 2012.

Dopo il rientro a Milano entra in una grande casa di produzione pubblicitaria, prima in stage e poi come assistant producer.

A un certo punto decide di intraprendere la strada del lavoro freelance: una scelta che, come spesso accade, porta con sé entusiasmo, ma anche precarietà, tentativi, alti e bassi.

Le pause che mettono alla prova

Tra le sfide più difficili del suo percorso, Laura cita senza esitazione i periodi di fiacca: le pause tra un lavoro e l’altro, spesso legate all’arrivo dei figli o a momenti di stallo professionale. 

“La sfida più faticosa è quella di resistere al logoramento dei periodi di fiacca, vuoi legati all’arrivo di un figlio, vuoi per congiunture sfortunate, vuoi per la difficoltà di intercettare nuovi progetti.
Credo che in un settore creativo e artistico come il mio la capacità di “tenere botta” in questi momenti dovrebbe essere sviluppata e strutturata proprio all’interno dei percorsi di studio.”

Le pause tra un’esperienza di lavoro e l’altra sono sicuramente l’aspetto più difficile da gestire a livello emotivo e psicologico. Un tema centrale quando si parla di cambiare lavoro o reinventarsi: non solo il nuovo che arriva, ma anche il vuoto che precede.

Ma accanto ai momenti di fatica, ci sono anche quelli che restituiscono senso e conferma.

Uno su tutti: novembre 2019, il Festival del cinema di Brest, in Normandia. 

Il suo cortometraggio Cloro viene riproposto come evento speciale e diventa l’immagine guida dell’intera comunicazione del festival: usano le immagini del film per tutta la comunicazione, dalla locandina al catalogo, un mazzo di carte, che Laura ancora conserva, e una serata a tema con tutorial per truccarsi come le sincronettes protagoniste.

“Sentii di aver realizzato qualcosa che reggeva al tempo. Un piccolo gioiello.”

Sono momenti come questi che aiutano a resistere nei passaggi più incerti.

Riprogettazione professionale come gioco di squadra

Per Laura, i veri momenti di svolta arrivano quasi sempre attraverso gli incontri.

“Trovare sulla propria strada qualcuno che riconosca in te un valore e ti offra l’opportunità di esprimerlo è una delle chiavi di volta di ogni percorso professionale creativo.”

L’incontro più recente e significativo è quello con la produttrice indipendente Giada Mazzoleni, con cui oggi lavora fianco a fianco su più progetti.

Una conferma importante: riprogettarsi professionalmente non è mai un atto solitario.

Riprogettazione professionale come rimessa a fuoco

Quando parla di riprogettazione professionale, Laura sottolinea come per lei si sia trattato di una vera e propria rimessa a fuoco.

“Ho filtrato, limato e distillato il mio percorso per individuare quali erano le cose che ero davvero in grado di fare, quelle che amavo e nelle quali riuscivo meglio per metterle al centro della mia proposta.”

Ad un certo punto della sua carriera Laura infatti sente di non riconoscersi più nelle categorie professionali standard.

“Ogni volta che mi chiedevano ‘e tu che fai?’ andavo in crisi.”

Un sentimento comune a molte donne che attraversano fasi di cambiamento e che faticano a trovare parole adeguate per raccontarsi.

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Diventare madri e riprogettarsi

La maternità ha inciso profondamente sulla necessità di ridefinire la sua strategia professionale.

La fatica di riproporsi dopo ognuna delle 3 maternità, lo sguardo degli altri, la sensazione di essere vista prima come mamma e poi come professionista l’hanno messa più volte con le spalle al muro.

È qui che la riprogettazione professionale delle donne si intreccia con il tema della child penalty e delle aspettative sociali.

Nel racconto di Laura non c’è una ricetta per la conciliazione lavoro-famiglia. C’è piuttosto l’idea di un equilibrio sempre provvisorio, costruito in coppia, fatto di ascolto reciproco e continue regolazioni.

“A volte funziona, a volte meno. Ma ci si prova.”

Un approccio realistico, lontano dalle narrazioni idealizzate.

Lincontro con Piano C

Laura incontra Piano C nel 2017, grazie al percorso Talenti Inauditi sostenuto da Cariplo Factory.

Per la prima volta entra in contatto con una realtà che mette al centro il dialogo tra donne e lavoro.

“Credo che un effetto di quel percorso, più che sul guardare me stessa, sia stato uno sguardo diverso sugli altri: scoprire che quella condizione di limbo, di insoddisfazione, che ogni tanto ci coglie quando percepiamo che le cose non stanno girando come avevamo pianificato è una condizione comune e trascende anche gli ambiti lavorativi, mi ha fatto sentire meno sola, meno sbagliata.”

Durante questo periodo di rimessa a fuoco per Laura è stato fondamentale l’ascolto e il sostegno da parte delle persone che le stavano accanto, anche a livello economico per permetterle di sperimentare al meglio.

Lasciare andare la paura

Cosa ha dovuto lasciare andare per reinventarsi davvero?

“La paura di non farcela.”

Una risposta semplice e potentissima, che accompagna molti passaggi di cambiamento.

Così come governare l’incertezza: nel suo percorso, l’incertezza e il non sapere non sono stati eliminati, ma governati, non erano nemici da sconfiggere, ma elementi da contenere per non esserne travolta. 

Laura non ha suggerimenti ma una domanda da cui partire per chi sente che sia tempo di cambiare:

“Cosa ti sta guidando: la paura o il desiderio?”

Forse è da qui che inizia ogni vera riprogettazione professionale.

Carne”: un progetto che riprogetta anche il lavoro

Il progetto del cuore di Laura oggi è Carne, un cortometraggio horror che racconta la solitudine nella maternità.

Ma Carne è anche un progetto di riprogettazione concreta del lavoro: il set è stato pensato con un servizio di assistenza all’infanzia, diventando il primo set italiano inclusivo per genitori.

Nata da uno spunto narrativo di Laura , la sceneggiatura è stata scritta con Giada e messa a terra con Ilaria, ha trovato la sua forma migliore in una campagna a impatto sociale sostenuta da UMAP.

“È una storia impegnativa e forte: abbiamo scelto il genere horror – che sulle prime può suscitare qualche perplessità ai non appassionati del genere – perché avevamo bisogno di tutta la potenza narrativa e metaforica del cinema per raccontare una fase di vita che coinvolge tanto il corpo quanto la propria emotività, in cui sentimenti e paure sembrano aggrovigliarsi nelle viscere e fanno fatica a trovare una traduzione razionale e oggettiva.”

Per Laura significa molto non solo per il tema ma anche perché rappresenta un ritorno al cinema puro, alla narrazione, dopo tanto tempo, dopo la nascita di 3 bambini.

Oltre all’aspetto strettamente cinematografico, ce n’è uno produttivo che rende questo progetto di grande valore: l’organizzazione del set è nata con un servizio di assistenza all’infanzia rendendolo il primo set italiano inclusivo per genitori.

“Sia io che Giada abbiamo figli e sappiamo quanto sia difficile conciliare i ritmi di un lavoro atipico come il nostro con una famiglia. E spesso questa difficoltà è uno sbarramento all’ingresso per molte professioniste. Con il nostro progetto vogliamo lanciare un segnale e proporre una soluzione concreta alla child penalty. Ma ci tengo a dire che non saremmo arrivate fino a qui se non avessimo avuto fin da subito al nostro fianco una direttrice di produzione, Ilaria Serina conosciuta durante il percorso con Piano C, che ha accettato e sposato questa sfida produttiva inedita con un entusiasmo incrollabile.” 

Fino al 28 febbraio è aperta la campagna di crowdfunding per sostenere le spese di produzione. A sostenere il progetto numerosi partner hanno condiviso la visione di Laura, tra cui Linea Mamma Baby®, Nocturno, Skywalker e Bèbeboom®.

Tutte le info sulla campagna di crowdfunding

Un segnale forte contro la child penalty e un esempio di come reinventarsi significhi anche cambiare le regole del gioco.

Reinventarsi senza tradirsi

Reinventarsi, per Laura, non significa abbandonare ciò che si è stati, ma portarlo con sé in una forma nuova.

Alla domanda di rito, se quello che fa oggi è il lavoro che sognava da bambina, risponde con onestà: no.
Sognava di fare la stilista.

Eppure, tra cinema, costumi e immaginazione, quella bambina non è mai sparita davvero.


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