Vuoto

Estate: il #vuoto che vorrei

Lo ammetto. La scelta del tema del mese mi ha provocato una sottile, quanto chiara, sensazione di disagio. Condivido con voi qualche riflessione sparsa in questo torrido luglio milanese [...]





Lo ammetto. La scelta del tema del mese mi ha provocato una sottile, quanto chiara, sensazione di disagio.

Parlare del #vuoto è difficile.

Innanzitutto, il vuoto è vuoto: provare a riempirlo con le proprie riflessioni, impressioni o esperienze cela un rischio pericoloso, quello di riempire il vuoto di parole vuote, senza valore.

Poi, con le nostre vite piene di impegni, scadenze e imprescindibili to-do-list, fare spazio al senso di vuoto significa uscire dalla propria zona di comfort.

Se associo l’idea di vuoto alla mia quotidianità, provo una certa ansia. Mi spingo a pensare che sia così per moltə di noi: immagino una commerciante che vede il suo negozio vuoto. Un’insegnante, di fronte a un’aula vuota di studenti. Alle nostre agende vuote di impegni.

Personalmente, il rapporto con il vuoto è qualcosa che evito volentieri e che si esaurisce nella scelta di una nuova serie di Netflix. E finisce lì.

#Vuoto mentale: assenza di idee

Quindi mi sono data una pacca sulla spalla, pensando che forse non sono l’unica a temere l’assenza di cose, di persone, di parole. I latini, che sono sempre stati molto sul pezzo, avevano già trovato una nome per questa ansia, che a volte arriva perfino a diventare vero terrore. La chiamavano horror vacui: il terrore del vuoto, la paura dell’assenza.

Per chi fa un lavoro simile al mio, che ha a che fare con le parole e con le immagini, tra tutti i vuoti possibili quello più spaventoso è il vuoto mentale, ovvero il nulla, l’assenza di idee.

Allora mi è venuto in mente, nel vuoto terrificante di questa pagina bianca, un libro molto interessante che ho letto qualche anno fa e che è rimasto tra i miei preferiti. Si intitola “La via dell’artista”, di Julia Cameron, lo conoscete? 

In breve, la teoria del libro è che in ognunə di noi esista un vero pozzo creativo ed è a questo pozzo che attingiamo per raccogliere idee, intuizioni, energia, progetti, trasformazioni.

Purtroppo però, non è un pozzo senza fondo: i pozzi senza fondo non esistono.

Man mano che sfruttiamo le risorse del nostro pozzo, correndo e dando il massimo ogni giorno, queste iniziano piano piano ad esaurirsi. Ci si sente pigrə, demotivatə, inizia a vacillare la fiducia in se stessə e viene meno la progettualità.

Quello che Julia Cameron suggerisce di fare è semplice: prenderci del tempo per riempire il pozzo.

Riposare, riflettere, fare una passeggiata, ascoltare un podcast, guardare un quadro: tutto serve a riempire il pozzo con idee nuove ed entusiasmanti. Il nostro cervello subconscio prenderà queste esperienze e le archivierà per dopo.

#Vuoto temporale: mettersi in pausa

Riflettere sulla paura del vuoto mentale mi ha portato inevitabilmente a pensare al vuoto temporale, inteso come tempo in pausa: da stimoli, contenuti, parole.

Concretamente, mi ha portato a fare i conti con la mia gestione del tempo dedicato allo smartphone.

Ultimamente si parla molto di disintossicazione digitale (digital detox), ma non è un’idea che mi convince.

Non c’è dubbio che con smartTV, computer, laptop, smartphone e tablet, facciamo un uso eccessivo della tecnologia. Ma l’idea di disintossicazione da una “droga” porta necessariamente con sé la convinzione che questi strumenti siano il male assoluto.

Non penso sia così. Questi dispositivi hanno cambiato radicalmente il modo in cui comunichiamo, sono elementi essenziali della nostra quotidianità, a casa e al lavoro, creano opportunità prima impensabili, sono portatori di innovazione.

Quindi, piuttosto che parlare di detox, preferisco il concetto di pausa, distacco: credo che mi farebbe bene imparare a sentirmi a mio agio con l’idea di staccarmi, periodicamente, dalla tecnologia.

A differenza di una disintossicazione digitale che ci forziamo di fare, in cui rifiutiamo smartphone e tablet, eliminiamo le app dei social media o, ironia, usiamo un’app per bloccare tutte le altre app (una risposta digitale a un problema digitale), un distacco temporaneo ci obbliga a prendere decisioni consapevoli su quando e come usiamo questi strumenti.

Ci allontaniamo ma tenendo il controllo, scegliendo consapevolmente il nostro spazio di vuoto.

Vuoto digitale sì, ma non imposto da una necessità di disintossicazione che sento forzata, e quindi non efficace. Da un detox ansioso ad un distacco amichevole, per capirci.

Il #vuoto che vorrei

Cosa dovrò fare esattamente nel mio tempo vuoto?

Camminare a piedi nudi in un prato? Provare con la meditazione?

In realtà vorrei ricercare un vuoto diverso, non imposto, quello che viene da sé spontaneamente perché non ci sono distrazioni a riempirlo: il vuoto che vorrei è quello di mia figlia che si distrae molto, che si incanta, che si perde in modo spontaneo.

Quest’estate andrò in campeggio, cosa che non ho mai fatto finora. Vivrò in tenda per 15 giorni e per ovvi motivi non ci saranno né Mac né tablet. Farò il minimo indispensabile. Proverò a dormire molto. Farò molti bagni con mia figlia. Scatterò foto, se proprio mi andrà posterò qualcosa su Instagram, o forse nulla. Non credo che leggerò libri, ma sicuramente ascolterò molta musica, giocherò con la sabbia e mi guarderò intorno. Quello che mi piacerebbe fare è scrivere le cartoline, quelle vere scritte con la penna Bic, con il francobollo e l’indirizzo. Non vorrei riempire il mio tempo vuoto più di così, e mi sembra già molto.

Il mio vuoto estivo avrà a che fare con questo e sarà un distacco da computer e smartphone per 15 giorni. Sarà l’arrivederci di due vecchi amici che si lasciano in buoni rapporti, sicuri che si ritroveranno presto, senza traumi. 

Ebbene sì, sono convinta.

C’è bellezza nei luoghi in cui il segnale è debole. Dove le notifiche non riescono a trovarti.

Per riempire il pozzo e guardare il cielo.

A tutte voi buona estate, #chiara torna il 15 settembre!


PS: ci è venuta già la tentazione di chiedervi come riempirete il vostro vuoto estivo. Non ditecelo, non scrivetelo nei commenti al post, non mettete like. Il vostro vuoto estivo è vostro, non vogliamo interromperlo, non ha nulla a che fare con noi 😊


di Marianna B.