Che storia! Malvina Korra 13 Giugno 2022

Malvina, ingegnera, moglie e mamma di Mattia e Amaranta, dopo aver sperimentato la vita all’estero in cui tutto pare possibile, rientra in Italia e si scontra con le difficoltà dell’essere madre e voler realizzarsi professionalmente nel proprio ambito. Come sarà andata a finire?

a cura di Piano C 

“Piacere, sono Malvina Korra e lavoro come ingegnera per il gasdotto TAP, il Trans Adriatic Pipeline.”

Niente suspense per questo primo articolo di blog che dà il via alla nostra rubrica Che storia!.

Partiamo subito dalla fine, che in realtà è uno splendido inizio.

Il TAP è un gasdotto lungo 878 km, trasporta gas naturale proveniente dall’Azerbaijan, attraversa la Grecia, l’Albania, segue un tratto offshore fino ad arrivare a Melendugno in provincia di Lecce: ed è qui che troviamo al lavoro Malvina.

Il suo ruolo consiste nel monitorare e controllare l’intero metanodotto affinché tutto proceda secondo le specifiche prestabilite, rispettando i più alti standard di sicurezza, gestendo le comunicazioni con i suoi colleghi in Albania, dove Malvina è nata.

Ma come ha fatto Malvina a diventare la prima donna ad entrare nel team di Physical Dispatching e realizzare il suo sogno di lavorare in una realtà in cui è molto difficile entrare, dove la presenza è tendenzialmente maschile?

“Non sono più l’unica donna del team, ma la prima di tante.”

La fatica, i dubbi, i paletti che spesso ci autoimponiamo, non sono mancati lungo il percorso di Malvina, ma la tenacia, le competenze, la voglia di farcela e di superare anche questo scoglio hanno avuto la meglio. Così come il supporto del marito: non solo a parole ma anche nella gestione pratica dei figli ha fatto la differenza.

Una bambina e il viaggio delle opportunità

La storia di Malvina inizia in Albania, a 9 anni si trova a dover affrontare il viaggio della speranza. Abbiamo tutte ben impresse le immagini dei barconi pieni di donne e bambini che giungevano nei porti italiani: tra di loro c’era anche lei, la piccola Malvina. Con l’innocenza di una bimba inizia il suo percorso di integrazione costellato di momenti difficili e piccole grandi sfide che una volta superate rendono Malvina consapevole della propria forza e unicità.

Non mi sono mai arresa, se una cosa la desideri devi correre a prenderla:
da quel barcone è nata una donna indipendente”

Finito il liceo si iscrive al corso di laurea in Ingegneria Chimica al Politecnico di Torino. Si mantiene da sola agli studi grazie alle borse di studio e ai diversi lavori part-time che svolge: cameriera, promoter, animatrice per feste per bambini e collaborazioni varie con l’Università.

“Ritengo che il raggiungimento di un obiettivo sia di per sé importante, ma ciò che lo rende ancor più grande è tener sempre presente il punto di partenza.”

Singapore, dove tutto è possibile

Malvina si laurea, trova l’amore, ingegnere come lei, e si sposano: decidono di andare a vivere nel continente asiatico. Destinazione: Singapore.

3 anni in cui Malvina vive una vita fantastica in una città futuristica: perfeziona l’inglese, si confronta con professionisti provenienti da diverse parti del mondo. Si occupa di import- export di prodotti made in Italy e organizza un corso d’italiano per studenti che vogliono fare un’esperienza di studi nel Bel paese. Tutte attività che non erano legate con ciò che desiderava realmente fare, ma la tenevano impegnata e la arricchivano a livello di competenze trasversali, allargando di fatto anche la rete di contatti.

Ed è qui che nasce Mattia.

“A Singapore, non mi spaventava l’idea di dover poi, cercare lavoro da madre.
Lì contava chi eri, cosa sapevi fare e le tue potenzialità.”

Welcome back to Italy!

Un benvenuto dal sapore amaro è quello che accoglie Malvina e il marito nel 2019. Decidono di rientrare in Italia per far crescere Mattia vicino alla famiglia. L’idea è quella di continuare il percorso professionale ma ecco che Malvina si trova di fronte una situazione che non si aspettava: burocrazia estenuante, stipendi bassi, contratti non adeguati e colloqui che la buttavano letteralmente a terra.

L’idea di aver fatto la scelta sbagliata rientrando in Italia le è passata più volte per la testa soprattutto ripensando a Singapore dove sentiva di poter fare tutto e diventare ciò che desiderava essere.

E giusto per non farsi mancare nulla ecco l’arrivo della pandemia.

In quella situazione di stasi Malvina decide di completare il suo sogno di maternità: nasce Amaranta.

Un lumicino nella notte che diventa fiamma viva: Piano C Factory

Tra pannolini, poppate si insinua un malessere latente in Malvina che non le faceva vivere a pieno ciò che di bello aveva costruito. Un giorno mentre scrolla il feed di Instagram un annuncio cattura il suo sguardo. Una nuova edizione di Piano C Factory è in partenza. Voleva a tutti i costi far parte di quel gruppo di 12 donne che sarebbero state scelte.

Malvina passa le fasi di selezione e inizia il suo percorso ma il confronto con le altre partecipanti la mette a nudo e si scontra con la realtà dei fatti che stava vivendo.

“Mi sono resa conto che avevo dimenticato me stessa, che non sapevo più chi fossi, cosa amavo, cosa mi rendeva felice. Mi ero arresa! Facevo la mamma, ero solo la mamma di Mattia e Amaranta.
Avevo cancellato Malvina.”

Sembrava non esserci molto spazio per lei, madre di due bambini piccoli, negli ambiti lavorativi per cui si era formata e in cui voleva trovare la sua personale realizzazione. Come se avesse preso la scelta sbagliata nel voler realizzare sia il suo desiderio di maternità, sia il suo progetto professionale. Carriera e famiglia non possono coesistere per una giovane donna. Non lamentarti se hai deciso di fare figli. Non puoi pretendere di lavorare: queste le parole che le risuonavano in testa.

Malvina non hai mai nascosto il suo essere madre durante i colloqui, ma anche se non era il motivo di una non scelta, di sicuro era un motivo per non tenerla più in considerazione.

È stato da questa presa di consapevolezza dura ma fondamentale che Malvina dà il via al suo percorso di Piano C Factory supportata dalle formatrici Cristina Coppellotti e Lucilla Tempesti che l’hanno accompagnata nella riscoperta delle singole stelle che componevano la sua unica e brillante costellazione di valori e talenti.

Malvina è rinata, si è ricostruita pezzo per pezzo ritrovando la propria identità di donna, la sua forza e determinazione. E finalmente, guardandosi allo specchio si è riconosciuta.

Vieni a danzare in Puglia!

Ed eccola qua, ritorniamo al nostro inizio, l’offerta di lavoro in Puglia. Malvina viene contattata dalle HR su LinkedIn dopo che aveva aggiornato il suo profilo. Inizia l’iter di selezione: le sue competenze, la sua formazione, la conoscenza dell’albanese che non aveva mai valutato come fondamentale per il suo lavoro e la voglia di realizzarsi professionalmente la portano a superare ogni step, fino alla firma del contratto.

E la famiglia? Malvina lo ammette, non voleva perturbare l’equilibrio dei bimbi, mettere a rischio il lavoro del marito la spaventava. E invece ogni cosa è andata al suo posto. Malvina fa la pendolare tra Abruzzo e Puglia in attesa di trovare casa per tutta la famiglia a Lecce e dare il via a questa nuova fase di vita pugliese.


“Nonostante questa situazione di distanza e il lavoro impegnativo, mi sento serena, ogni pezzetto del mio puzzle combacia e io mi rendo sempre più consapevole che la nostra unicità è la via da percorrere per trovare ciò che ci appaga e che ci possa regalare grandi soddisfazioni.”